La storia di Agata e Romeo, cucina romana all’Esquilino

Via Carlo Alberto nel quartiere Esquilino di Roma, dove sorgeva l'osteria che divenne Agata e Romeo

Foto: Tom Rolvag (CC BY-SA 3.0), Wikimedia Commons

Agata e Romeo è un nome che, a Roma, racconta prima di tutto una cucina. All’Esquilino, in via Carlo Alberto, per decenni la sala di Agata e Romeo ha rappresentato uno dei punti di riferimento della grande tradizione gastronomica della città: una cucina romana di sostanza, costruita sulla scelta accurata delle materie prime e sul rispetto della stagione.

Dall’osteria dell’Esquilino a una cucina d’autore

Il locale nasce da un’antica osteria di quartiere, una di quelle trattorie dove si mangiava con pochi piatti schietti e un bicchiere di vino. La svolta arriva nel 1974, quando Agata Parisella e Romeo Caraccio rilevano l’attività e le danno il nome che l’avrebbe resa celebre. Da allora la sala cambia passo: Agata porta in cucina l’esperienza maturata accanto a grandi maestri italiani e francesi, mentre Romeo costruisce l’accoglienza e la cantina, diventando sommelier professionista nel 1984.

Il risultato è una tavola che tiene insieme la memoria popolare della cucina romana e una ricerca attenta sull’ingrediente: piatti della tradizione, dalla minestra di broccoli e arzilla ai grandi classici della città, letti con mano precisa e senza scorciatoie. È questa coerenza a valere, nel 1999, la stella Michelin, mantenuta fino al 2015, e a fare della sala una meta riconosciuta ben oltre i confini del quartiere.

Una cucina fatta di ingredienti, non di intrattenimento

La cucina romana su cui questa storia si innesta nasce da un principio semplice: pochi tagli, spesso il cosiddetto quinto quarto, cotti a lungo e con pazienza, insieme a verdure di stagione trattate con la stessa cura riservata alla carne. Carciofi, puntarelle, broccoletti, cicoria: piatti popolari che diventano complessi non per l’aggiunta di elementi, ma per la precisione con cui ogni singolo ingrediente viene trattato. È un’idea di cucina che vale tanto per un piatto di osteria quanto per una tavola più elaborata. Cambia l’esecuzione, non il principio.

Su questa stessa idea si è costruita, nel tempo, l’attenzione della città per i propri mercati e le proprie stagioni: un modo di comprare e cucinare che precede di molto le mode del “chilometro zero” e che a Roma è sempre stato, più semplicemente, il modo in cui si fa la spesa. Non è nostalgia da libro di ricette: è il motivo per cui un carciofo romanesco a marzo e uno fuori stagione, comprato per abitudine, non sono affatto la stessa cosa in padella.

Una stessa idea di gusto

Dietro quella cucina c’è sempre stato un metodo semplice: partire da materie prime scelte una a una, lavorate quando danno il meglio. Poche cose, fatte bene. È lo stesso criterio che la cucina romana applica agli ingredienti di mercato, scegliendo l’olio giusto, la spezia giusta, la frutta colta nella stagione giusta, e che distingue un piatto di sostanza da uno soltanto elaborato.

Dalla sala alla dispensa

Da questa cultura del gusto nasce il criterio con cui si legge una dispensa artigianale: oli da condimento, tè, spezie, dolci e conserve valutati con lo stesso rispetto per la materia prima che ha sempre guidato la cucina. Non piatti pronti né porzioni per il consumo immediato, ma ingredienti che chiedono ancora una mano in cucina, lo stesso ruolo che un buon fornitore ha sempre avuto per chi cucina sul serio. L’idea è portare in tavola sapori netti e riconoscibili, per chi cucina davvero e mette la qualità prima del prezzo. Un olio, una spezia o una conserva non sostituiscono una ricetta: la accompagnano, e a volte la correggono, quando l’ingrediente giusto manca sul fondo della dispensa di casa.

La dispensa artigianale allinea oli, tè, spezie e conserve; il calendario di stagione segue gli ingredienti e i mesi di raccolta, con gli approfondimenti dedicati alla marmellata di mele cotogne e alle eccellenze del territorio riunite nell’atlante dei prodotti DOP e IGP del Lazio. Chi cerca i carciofi romaneschi o le puntarelle alla romana trova nel quaderno le schede dedicate: sono gli stessi ingredienti di stagione da cui è partita, per anni, la cucina di questa sala.

Domande frequenti su Agata e Romeo

Chi erano Agata Parisella e Romeo Caraccio?

Nel 1974 hanno rilevato un’antica osteria di quartiere all’Esquilino, in via Carlo Alberto, dandole il nome che l’avrebbe resa celebre: Agata ha portato in cucina l’esperienza maturata accanto a grandi maestri italiani e francesi, mentre Romeo ha costruito l’accoglienza e la cantina, diventando sommelier professionista nel 1984.

Da dove nasce il nome “Agata e Romeo”?

Il locale nasce da un’antica osteria di quartiere dell’Esquilino; nel 1974 prende il nome dei due che ne rilevano l’attività, Agata Parisella e Romeo Caraccio.

Cosa ha reso nota la cucina di Agata e Romeo?

Una cucina romana di sostanza costruita sulla scelta accurata delle materie prime e sul rispetto della stagione, con piatti della tradizione, dalla minestra di broccoli e arzilla ai grandi classici della città, letti con mano precisa: questa coerenza è valsa, nel 1999, la stella Michelin, mantenuta fino al 2015.

Che cos’è la cucina romana secondo questa tradizione?

Nasce da un principio semplice: pochi tagli, spesso il cosiddetto quinto quarto, cotti a lungo e con pazienza, insieme a verdure di stagione come carciofi, puntarelle, broccoletti e cicoria, trattate con la stessa cura riservata alla carne.

Che legame c’è tra questa storia e la dispensa artigianale di oggi?

Da questa cultura del gusto nasce il criterio con cui si legge la dispensa artigianale, oli, tè, spezie, dolci e conserve valutati con lo stesso rispetto per la materia prima che ha sempre guidato la cucina.